Aggiornamenti da Lesbo

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In questi ultimi giorni, dei gruppi di estrema destra arrivati da tutta la Grecia, si aggirano per le strade di Mytilini, città principale di Lesbo, prendendo di mira gli operatori delle ONG e i giornalisti che lavorano sull’isola, colpendo auto con targhe straniere, auto a noleggio e luoghi di ritrovo.

L’8 febbraio scorso, un membro dello staff di Medici senza frontiere è stato attaccato nel paese di Moria da un gruppo di abitanti del piccolo villaggio. Mentre si recava con l’auto di servizio per risolvere un’emergenza al campo di Moria, è stato bloccato da un gruppo di abitanti del luogo i quali hanno attaccato verbalmente l’operatore ed hanno colpito ripetutamente l’auto sulla quale viaggiava.

UNHCR questa settimana riferisce un aumento degli arrivi sulle isole greche rispetto allo stesso periodo del 2019.  Questa settimana 778 persone hanno raggiunto le coste elleniche, in aumento rispetto alle 450 della settimana precedente o le 695 dello stesso periodo nel 2019.

Ad oggi si contano circa 40.000 tra rifugiati e richiedenti asilo presenti sulle isole, per la maggior parte Afgani(49%), Siriani (19%) e Somali (6%). Le donne rappresentano il 22% del totale ed i minori il 33%.[1]

Questo è solo uno dei tanti incidenti che si stanno verificando di recente sull’isola. La comunità locale si ritrova abbandonata dalle autorità in una situazione senza precedenti. Il governo, lunedi 24 febbraio, ha deciso di inviare 450 poliziotti in assetto antisommossa sull’isola, così da poter reprimere le proteste che da settimane di protraggono contro la costruzione del centro di detenzione che ospiterà 5.000 richiedenti asilo e sorgerà su terreni privati. Alle ore 23.00 circa, la nave con a bordo il contingente e mezzi da cantiere, è arrivata al porto di Mytilini, un assembramento di abitanti locali era in attesa dell’attracco e pronto a rispedire il pacco al mittente. La zona del porto si è quindi trasformata in un campo d battaglia per l’intera notte, il tutto a colpi di molotov, gas lacrimogeni e lancio di pietre.[2]

Nei giorni successivi, mercoledì e giovedì, l’intera isola ha dichiarato uno sciopero generale in risposta alla strategia aggressiva delle autorità nazionali. Ci sono state dimostrazioni e scontri per due giorni consecutivi. Nella giornata di giovedì 27 febbraio, migliaia di persone hanno attaccato una base militare nella zona chiamata Pagani, appena fuori da Mytilini, gli scontri sono andati avanti tutta la notte. Un gruppo di rivoltosi sull’isola di Chios, si è infiltrato nell’hotel che ospitava parte dei poliziotti da poco arrivati e ha rivoltato tutto ciò che c’era al suo interno cacciando i militari.[3] Parte delle forze speciali è ripartito nei giorni successivi agli incidenti ed un’altra parte di loro ha rassegnato le dimissioni, giustificando il loro gesto come un atto di solidarietà nei confronti dei loro connazionali abbandonati dall’attuale governo.

I richiedenti asilo, la seconda vittima della strategia del governo greco, non hanno partecipato alle ultime proteste Nei loro confronti, le autorità nazionali, hanno intrapreso una battaglia di altro tipo. Dal 1 Gennaio 2020, è in vigore una nuova legge nazionale sulla protezione internazionale, la quale ha come obiettivo principale, rendere più rapida la procedura d’asilo in Grecia. La nuova procedura di asilo restringe in maniera considerevole i tempi, le condizioni di permanenza sull’isola, limita i diritti dei richiedenti, anche le categorie più vulnerabili.


[1] UNHCR – Document – Aegean Islands Weekly Snapshot 17 – 23 February 2020 https://data2.unhcr.org/en/documents/details/74227

[2] Lesvosnews.net – Terror night in the port of Mytilene, https://www.lesvosnews.net/articles/news-categories/astynomiko-reportaz/nyhta-tromoy-sto-limani-tis-mytilinis-barate-sto

[3] The New York Times – Riot Police Pulled From Greek Islands After Clashes Over New Camps. https://www.nytimes.com/2020/02/27/world/europe/lesbos-chios-riot-police.html