Migranti. Lesbo, l’inferno degli sfollati di Moria. Dove una doccia è un miraggio

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Sabato 31 ottobre sulle pagine di Avvenire Francesca Ghirardelli ha raccontato come nell’isola greca il coronavirus sia “solo uno dei tanti problemi di questa gente rimasta senza terra né casa, fuggita da guerre e terrorismi”. Di seguito un estratto, l’articolo completo si può leggere su Avvenire

Doccia, chi ha parlato di doccia? La notizia della distribuzione, tenda per tenda, di ticket per accedere al servizio-docce è circolata veloce tra i 7.700 sfollati di Moria rimasti sull’isola di Lesbo, ora alloggiati nel campo temporaneo di Kara Tepe, tirato su in fretta (e male) dopo i roghi dell’8, 9 e 10 settembre.

Da allora, nessuno ha più fatto una doccia vera, almeno non dentro il campo che ne è sprovvisto. Malgrado il coronavirus circoli anche lì (in quarantena ora ci sono 33 persone, di cui 27 positive al Covid-19) non c’è allacciamento alla rete idrica comunale, cioè niente acqua corrente.

Fino ad ora le persone si sono lavate in mare, con l’acqua salata. O hanno dovuto contare sulla distribuzione di bottiglie e sui pochi rubinetti lava-mani dell’Acnur, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, collegati a sacche d’acqua per il rifornimento.


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