Blog

notizie

“Laviamoci le mani”

Mentre Bruxelles si lava le mani dalla responsabilità, gli abitanti del campo #Moria , #Lesbos , si confrontano con rubinetti secchi. È arrivato il momento di aprire la strada a un programma di ricollocazione e salvare migliaia di persone da un disastro imminente: niente più scuse – #LeaveNoOneBehind!

notizie

Coronavirus, il governo dimentica homeless e migranti

L’emergenza colpisce ancora più duramente le persone meno protette. Ma per il momento non esistono indicazioni del governo sull’organizzazione e l’erogazione dei servizi sociali in questa fase di crisi. E cento associazioni scrivono a Conte per chiudere Cas, Cara, hotpsot, a favore di un’accoglienza diffusa.

Si fa presto a dire “state a casa” per fermare il contagio, quando ci sono molte persone che una casa non ce l’hanno. Quanti sono, a dire il vero, non si sa. 

L’ultima indagine statistica sulla realtà degli homeless in Italia risale al 2015, quando l’Istat ne ha censiti poco meno di 55 mila. Ma anche secondo la federazione Fio.PSD (raggruppa 130 associazioni grandi e piccole che si occupano di chi vive in strada, è una organizzazione laica di volontariato, anche se un terzo dei soci provengono dalla Caritas) si tratta di una cifra sottostimata. La crisi economica e l’emergenza sfratti, la mancanza di una politica sociale per il diritto alla casa, e in più i due decreti Sicurezza del passato governo gialloverde, uno dei quali convertito in legge, hanno sicuramente aggravato il fenomeno e dilatato in modo consistente la popolazione che vive in strada. “Ma una stima credibile più recente non esiste”, confermano alla Fio.PSD, chiedendo l’abolizione dei decreti Sicurezza e un reddito minimo di cittadinanza per tutti. 

Negli ultimi anni, nel panorama metropolitano di Roma non è insolito trovare persone, anche intere famiglie con figli minori, che vivono in un camper o in una roulotte piazzata dentro un parcheggio appartato, sotto un ponte o cavalcavia, anche in zone centrali della città. Per loro le misure previste dalle autorità, e ripetute in televisione a refrain, per  fermare il Covid-19 – come lavarsi spesso le mani, igienizzare gli ambienti, mantenere le distanze di sicurezza – sono impossibili da rispettare. Alcuni dei senza casa nelle grandi e medie città sono italiani, molti sono stranieri, spesso abbandonati in strada dopo essere stati espulsi a fine anno dai centri di accoglienza per effetto dei decreti tanto cari all’ex ministro dell’Interno: senza documenti, senza residenza, senza medico di base, senza accesso all’anagrafe del Servizio sanitario nazionale. Lo Stato, tanto impegnato nel contrastare il Covid-19, di loro si è letteralmente lavato le mani. Senza rendersi conto che, oltre ad avere come tutti diritto alla tutela della salute, questa popolazione più vulnerabile lasciata a sé stessa non può combattere la stessa battaglia anti-contagio di chi un tetto sulla testa ce l’ha. 

Il governo sembra incanalare tutta la sua attenzione solo sugli aspetti epidemiologici della pandemia e sugli effetti economici che la necessaria fermata delle industrie e delle attività non essenziali possono riflettersi sul tessuto produttivo e finanziario del Paese. E così il gruppo di crisi di Palazzo Chigi si è dimenticato di fornire indicazioni a livello nazionale per quanto riguarda i servizi sociali, e quindi anche per la messa in sicurezza dei senza dimora.

Nel decreto Cura Italia è prevista solo la generica liceità, lasciata ai volontari delle associazioni caritatevoli e del terzo settore già impegnati in questa attività, a continuare nell’espletamento dei loro servizi, come fornire pasti caldi o un letto in un dormitorio agli homeless o portare la spesa agli anziani. Come se non esistessero più i livelli assistenziali di prestazioni sociali, che seppure non specificati nel dettaglio dalle Regioni, vengono riconosciuti come “servizi essenziali” dalla legge 328 del 2000. Non si tratta solo degli homeless, dei migranti, del potenziamento dei controlli sanitari e delle sanificazioni dei campi Rom.

Si tratta di tutti i servizi sociali territoriali che al momento invece di essere potenziati per proteggere le fasce più deboli della popolazione, sono inspiegabilmente chiusi, al più relegati alle associazioni di volontariato. È così per i pazienti psichiatrici, per le famiglie che hanno bisogno del supporto della rete di assistenti sociali, per i disabili e per gli anziani che non hanno la possibilità di fare ore di fila davanti a un supermercato o a una farmacia. Servizi che se fossero incrementati potrebbero, non solo dare sollievo e aiutare la battaglia contro il contagio, ma anche, attraverso un apposito protocollo e un potenziamento dell’assistenza domiciliare, aiutare le persone in quarantena o in isolamento preventivo a casa. 

Leggi tutto l’articolo su sbilanciamoci.info

notizie

Signor Presidente del Consiglio, apra il decreto “Cura Italia”…

Signor Presidente del Consiglio @GiuseppeConteIT, apra il decreto “Cura Italia” ai tanti INVISIBILI e faccia che diventi la cura della nostra umanità. #primagliesseriumani

notizie

Tedeschi dal balcone cantano “Bella ciao”. “Amici italiani vi…

“Carissimi amici italiani in questo momento difficile per tutti noi ma soprattutto per voi – è la dedica – ci teniamo a farvi sapere che vi siamo molto vicini. Siamo stati molto colpiti e ci siamo particolarmente emozionati nel vedere le vostre reazioni all’isolamento mentre cantate dai balconi di casa. Abbiamo deciso di unirci al vostro coro e di cantare per voi la canzone di libertà per eccellenza. Ci auguriamo tutti che possa costituire l’inno di liberazione dal virus. Un abbraccio. I vostri amici tedeschi”.

notizie

Migranti al confine Grecia-Turchia: Campagna Io Accolgo, “Parlamento Ue…

“Il Parlamento Europeo intervenga per fermare le violenze, l’uso della forza e la violazione dei diritti umani alla frontiera tra Ue e Turchia”. Su proposta della campagna Io Accolgo è stato inviato un appello al presidente del Parlamento europeo e a tutti i gruppi dell’europarlamento che ha raccolto in poche ore decine di firme di organizzazioni italiane e internazionali. “Facciamo appello al Parlamento Europeo e ai gruppi politici che rappresentano i cittadini e le cittadine dell’Ue – si legge nel testo – affinché venga fermata la violenza e l’uso della forza contro persone inermi al confine tra Ue e Turchia e venga ristabilita la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto d’asilo.Quanto sta succedendo, è frutto di scelte sbagliate fatte con l’obiettivo di esternalizzare le frontiere e impedire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di arrivare in Europa per chiedere protezione”. 

Leggi tutto l’articolo su Sir

notizie

La paura del coronavirus nel campo profughi più grande…

Moria è il nome dell’hotspot per l’identificazione dei migranti nel cuore dell’isola greca di Lesbo ed è sempre di più simile a una baraccopoli. Si chiama Moria anche la cittadina greca che sorge a pochi chilometri dalla struttura dove sono cominciate le ronde e le rivolte contro i migranti nelle ultime settimane.

Sembra il nome di un luogo biblico, ma è invece il simbolo delle politiche europee dell’immigrazione e la sua metamorfosi rappresenta tutte le fasi dell’atteggiamento degli europei verso i rifugiati negli ultimi cinque anni. Nel 2015 era un accampamento di fortuna tra le piante di ulivo, dove i profughi sostavano per qualche giorno, prima di proseguire lungo la rotta balcanica, e dove ricevevano assistenza dagli abitanti del posto, dai volontari e dalle ong.

Leggi l’articolo completo su Internazionale

notizie

Emergenza profughi: la Grecia è uno “scudo” contro chi?

Ancora una volta, un momento cupo è calato sull’Europa. Non stiamo parlando dell’emergenza sanitaria che tutti noi stiamo attraversando, ma delle barche, dei gommoni, pieni di persone in fuga da paesi in guerra come Siria, Afghanistan, Iraq o delle persone arrivate via terra al confine greco-turco. Uomini, donne e bambini che vengono quotidianamente respinti brutalmente dalle autorità greche e dalla Guardia costiera. Gas lacrimogeno sparato su madri con bambini piccoli in braccio. Bambini piccoli annegati tragicamente a pochi chilometri dalla costa.

La risposta europea alla “minaccia” dei profughi in fuga dalla guerra – Nel frattempo però in risposta i leader europei, invece della compassione, hanno usato il linguaggio della difesa dalla minaccia. Il primo ministro greco Mitsotákis ha ridotto le gravi violenze delle guardie di frontiera alla “difesa delle frontiere dell’UE” e alla “protezione della sovranità della Grecia”. Il presidente della Commissione europea Von der Leyen ha elogiato la Grecia come lo “scudo” europeo.

Vorrei chiederle: uno “scudo” contro chi, signora Von der Leyen? Tutti sappiamo chi sono le persone intrappolate ai confini dell’Europa, anche se sembra facciamo finta di non saperlo. La maggior parte di loro sta fuggendo da paesi dilaniati dalla guerra e violazioni dei diritti umani. Per settimane sono stati bloccati in squallidi campi, mentre giochetti politici sono passati sopra le loro teste. Sebbene, occorre ricordarlo, queste persone abbiano il diritto di chiedere asilo.

L’emergenza a Lesbo, tra condizioni disumane, xenofobia e l’arrivo del Coronavirus – Prendiamo come esempio la piccola isola di Lesbo – dove Oxfam con i suoi partner e tante altre organizzazioni lavorano – con i suoi 85.000 abitanti. Oggi, ci sono 20.000 rifugiati stipati in un campo profughi – “hotspot” dell’UE – che ha una capacità per meno di 3.000 persone. Quasi la metà di loro sono bambini, molti sono soggetti fragili, costretti a sopravvivere in condizioni “disumane”, a dormire all’aperto o in tenda senza riscaldamento, senza bagni o docce funzionanti e senza accesso a cure mediche adeguate.

In un momento in cui tra l’altro il Corona virus è arrivato nell’isola e sta minacciando soprattutto chi, come loro, è costretto in condizioni di sovraffollamento e promiscuità. Non è tutto. La mancanza di qualsiasi soluzione strutturale o di impegno nella condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri dell’UE, ha alimentato le tensioni sulle isole greche e ha stimolato l’azione di estremisti e xenofobi, con  minacce e attacchi a rifugiati e operatori umanitari. Con la conseguenza che gli spazi sicuri per le donne rifugiate e i servizi di consulenza hanno dovuto chiudere.

L’Europa si sta dimenticando della sua storia e dei suoi valori – Inoltre va sottolineato, che quando la Grecia ha annunciato il 1 ° marzo che avrebbe sospeso tutte le domande di asilo per un mese, abbiamo assistito ad una violazione del diritto europeo e internazionale. Leggi che il nostro continente ha contribuito a mettere in atto dopo gli orrori dell’inizio del XX secolo, salvando milioni di vite. I ministri della giustizia e degli affari interni dell’UE avrebbero dovuto immediatamente condannare questa violazione. Ma non lo hanno fatto.  Al contrario dalla riunione straordinaria a Bruxelles del 4 marzo, sulla situazione al confine tra Grecia e Turchia, sono uscite solo dichiarazioni di solidarietà verso la Grecia e le nazioni europee colpite, assieme a impegni a sostenere la “gestione” delle frontiere dell’Europa. Ma nessuna dichiarazione di solidarietà verso i profughi in trappola. Né è arrivata alcuna denuncia sull’aumento di episodi di razzismo.

Ebbene crediamo sia giunto il momento che la Commissione europea e i governi dell’UE smettano di usare le persone in fuga da immense difficoltà come pedine in un cinico gioco politico. L’Unione Europea ha nel suo DNA il rispetto per i diritti umani e la protezione dei rifugiati. In Europa abbiamo imparato una terribile lezione su ciò che accade alle persone a cui viene negata la protezione internazionale. Insieme abbiamo promesso “mai più”. Ecco perché gli Stati membri dell’UE hanno ancora la possibilità, il dovere di cambiare rotta.

La maggior parte degli sfollati forzati in paesi come la Siria sono rimasti nel proprio paese o fuggiti nei paesi vicini come Libano, Giordania e Turchia, che in questo momento è di gran lunga lo stato che ospita più sfollati provenienti da altri paesi al mondo: 3,7 milioni. Di fronte a tutto questo anche l’UE può ancora giocare un ruolo per favorire una soluzione politica del conflitto siriano, continuando a sostenere le persone bisognose, comportandosi con umanità verso le persone che cercano sicurezza nel nostro territorio. Purtroppo però, leggendo i resoconti dell’incontro di ieri con Erdogan, non sembra ancora una volta essere maturato un nuovo approccio europeo per risolvere la questione, al contrario pare che si voglia procedere sugli stessi binari dell’accordo del 2016.

Una lettera urgente al Ministro Lamorgese e ai colleghi europei – Per questo abbiamo scritto come Oxfam una lettera ai Ministri dell’interno europei e al Ministro Lamorgese, affinché nel prossimo Consiglio Giustizia e Affari Interni del 13 marzo, si attivino insieme per porre fine all’enorme tragedia che si sta consumando ai confini dell’Europa e inviino un messaggio chiaro ai cittadini europei: promuovere i valori europei può sempre e solo significare la difesa dei diritti umani. Un primo passo potrebbe essere l’iniziativa tedesca volta a coinvolgere una “coalizione di Stati volenterosi”, per ospitare dai 1000-1500 minori particolarmente in stato di bisogno. Ci auguriamo che l’Italia dia il suo contributo.

da Paolo Pezzati Huffington Post

notizie

Il video della vergogna

Domanda: “È legale sparare con pallottole di gomma ai migranti al confine con la Grecia?”

Risposta del portavoce della @EU_Commission: “Non lo so, dipende dalle circostanze”.