Siamo un gruppo di cittadini che vogliono restare umani!

Famiglie Accoglienti

Siamo un gruppo di cittadini che vivono da anni fianco a fianco a ragazzi di altre nazionalità che li hanno ospitati in famiglia, in casa, che li seguono nel loro percorso di integrazione, di voglia di vivere e lavorare nel nostro paese... siamo umani. Restiamo Umani!


Non c'è in un'intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi. (Luigi Pintor)

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LE NOSTRE STORIE

Ismail con Rita e Lucio a San Lazzaro di Savena

Ismail è arrivato a casa la prima volta in estate. L’incontro è avvenuto dopo un percorso di formazione a cura del progetto Vesta. Lucio ed io eravamo curiosi e anche un po’ansiosi. E se Ismail non ci piaceva? E’ andato tutto bene, anche l’incontro con Ika, il nostro cane.

Ismail è stato con noi nove mesi come prevedeva il progetto.

Un’esperienza importante che mi ha insegnato molto e che per questo penso sia giusto ripercorrere e condividere.

Ismail è nato in Benin nella città di Natitingou ed è arrivato in Italia, dice lui, per sbaglio.

Rimasto solo, in Benin non voleva più stare. Suo padre era morto in un incidente stradale, la madre lo aveva abbandonato senza spiegazioni. Partì dunque con un cugino per giungere in Libia dove sapeva che avrebbe trovato lavoro.

Ricorda che un giorno bombardarono la città. Vide un amico morire. Lui voleva vivere e decise di fuggire il più lontano possibile. Si ritrovò su un barcone in mezzo al Mediterraneo. Non aveva soldi ma l’avevano fatto salire lo stesso.

A casa nostra stava nella stanza di Federica, fuori casa da tanto tempo. La cosa buffa è stato scoprire che non conosceva l’uso di dormire dentro le lenzuola. Ricordo che gli ho mostrato come ci si infila a letto ma niente da fare. Dormire per lui era dormire sopra le lenzuola.

Abitiamo in campagna e facevamo lunghe passeggiate con Ika. All’imbrunire si possono incontrare cerbiatti e cinghiali e Ismail mi chiese se ci fossero anche i leoni.

Imparare a conoscersi non è stato facile. Accordarsi sugli orari quasi impossibile. Ma dove sei? Sono già le nove. Abbiamo fame. E lui: sono qui, sto arrivando. Il suo qui non aveva un significato né temporale né spaziale. La puntualità la contemplava solo per gli allenamenti di calcio.

Accettarsi voleva dire e vuole dire ancora: accettiamo la diversa concezione del tempo, la tua e la mia. Non ci perderemo dicevano i suoi occhi quando volgevano lo sguardo ben oltre la cerchia della nostra famiglia. Ecco, con Ismail ho imparato a non avere aspettative, quelle aspettative che solitamente si hanno nei confronti dei figli.

La relazione che nel tempo si è instaurata è una relazione alla pari. Io persona adulta nata sulle Alpi, lui un giovane uomo africano. C’è stato il tempo anche delle confidenze. Confidenze leggere: la radio che ascoltava il padre, l’acqua in casa e le famiglie del villaggio meno fortunate che se ne servivano. La scuola coranica e la scuola francese. Una sola volta sono scivolata nel ruolo di madre, lui aggrappato a me nella disperazione, nel vuoto, nell’assenza. Ho chiesto aiuto a un amico che mi ha ricordato di non confondere i ruoli. Di non darmi troppa importanza nella relazione con lui. Ismail e i ragazzi come lui hanno tante relazioni compensative: non hanno una mamma ma tante mamme, non hanno una zia ma tante zie, non hanno una nonna ma tante nonne. Anche questa acquisizione mi ha aiutato ad essere presente nella leggerezza.

Ho reimparato da Ismail la fiducia, quella cieca. Quando se ne è andato, allo scadere del progetto, ero felice e dispiaciuta nello stesso tempo. Felice della sua autonomia, dispiaciuta della distanza fisica che ci avrebbe diviso.

Ora ci vediamo ogni tanto ma siamo la sua famiglia, io la sua mama dice lui, Lucio il suo babo. (Rita Brugnara)

Boubacar a Bologna

È una estate calda, questa del 2019, e restiamo in città. Affaticati dal clima, impegnati nel lavoro. Molto, molto preoccupati per come va l'Italia e le politiche di (in)sicurezza volute dal governo italiano…. Boubacar è arrivato in Italia dalla Guinea Conakry nel dicembre 2016 ed è ben consapevole di quanto sia stato fortunato nell’essere riuscito a sopravvivere ad esperienze di viaggio indescrivibili. Giunto a Catania dalla Libia è stato trasferito direttamente a Bologna, seguendo il percorso canonico previsto dal progetto Sprar. Al compimento dei suoi diciotto anni ha accettato di intraprendere l’esperienza di accoglienza in famiglia, possibilità offertagli dal Progetto Vesta del Comune di Bologna e gestito da l’allora cooperativa Camelot ora Cidas. La famiglia era -ed è- la nostra che dal 2017 si è arricchita di una persona eccezionale: intelligente, intraprendente, creativa, socievole, rispettosa. Il primo ad alzarsi al mattino è Boubacar. Alle sette passa l’autobus sotto casa. Tutti i giorni da quasi due anni la stessa routine: sveglia alle 6, preghiera, colazione, preparazione dei contenitori con il cibo per il pranzo e via…… per cominciare a lavorare alle 8 zerozero, come dice lui. E ogni giorno si aggiunge al precedente di questi suoi vent’anni. Lo sento uscire, nonostante chiuda la porta dietro di sé piano piano per non disturbare il mio riposo. Poco dopo tocca a me accendere i motori e affrontare la giornata. Non ho alcun Dio da invocare e quindi faccio in fretta nei preparativi. Si comincia la vita frenetica di queste nostre società moderne occidentali. Una vita frenetica alla quale ormai non faccio caso, ma che colpisce molto il mio giovane amico africano. Spesso ci fermiamo a riflettere di questo, Boubacar ed io. Mi racconta di quanto sia profondamente diverso vivere in Africa ed io lo ascolto a bocca aperta. Quante cose ancora mi restano da imparare, quante cose mi insegna. La nostra casa è piccola ma ci si sta bene, anzi ha il vantaggio che ci si incontra facilmente. … e si ride e sorride; tv, musica, letture, film; si parla di tutto e tanto; ci scambiamo consigli, storie, silenzi, illusioni, preoccupazioni ... e non mancano commenti delle vicende politiche e di cronaca. Ma sono i suoi sogni e progetti che ci danno una carica indescrivibile; non sono solo i sogni di un giovane ragazzo. In quei sogni e progetti c’è la sua speciale voglia di credere nella vita, di conquistare il proprio spazio nel mondo, di sentirsi realizzato in una prospettiva di senso; c’è il desiderio di ringraziare ogni giorno coloro che lo hanno messo al mondo onorando così la loro memoria dopo averli persi ed essere rimasto solo al mondo dall’età di undici anni. “Il mio sogno è diventare sindaco di Bologna”; “Farò il giornalista”; “Voglio studiare e poi iscrivermi all’Università”; “Lavoro sodo per comprarmi una casa e avere una bella famiglia con tanti figli e una moglie da rispettare e amare”; “Mi piacerebbe tornare nel mio Paese, un giorno lontano, e avviare un’attività di trasporto di bambini per consentirgli di andare a scuola”....un carosello di sogni e progetti di un giovane ventenne che ogni giorno saluta la vita con un grande sorriso. Conoscendo Boubacar siamo certi che conquisterà il suo futuro e che i suoi sogni diventeranno traguardi concreti. Quante cose lo hanno sorpreso vivendo in Italia …. talmente tante che non basterebbe questo spazio ad elencarle tutte. Alcune sono riuscita a spiegargliele, altre francamente è quasi impossibile perché nemmeno io so darmi una risposta…al perché la nostra società si dimostra così ostile verso gli stranieri. Ma non tutti alzano muri: mia madre di novant’anni vorrebbe poterlo ospitare a casa sua; mio fratello mi invidia ed è entusiasta di averlo conosciuto; mia figlia ha conquistato un nuovo fratello; gli amici si informano su come intraprendere la stessa esperienza di accoglienza; i miei piccoli nipoti chiedono di lui ogni giorno; i vicini di casa adorano il cibo africano che lui prepara e la sua compagnia; i suoi colleghi di lavoro si dimostrano solidali e accoglienti; i suoi insegnanti lo apprezzano per i buoni risultati scolastici e lo incoraggiano a continuare negli studi. Non perdiamo le speranze, mi dice Boubacar, c’è tanta brava gente in questo Paese. (Francesca Paron)

Lettera al Presidente Mattarella del 13 maggio 2019

IL TARIFFARIO DELLA VERGOGNA

Da 3.500 a 5.500 euro di multa “per ogni straniero trasportato” dice il Decreto sicurezza bis che il Ministro dell’Interno presenterà nei prossimi giorni al consiglio dei ministri. Dice “trasportato”, non “salvato”, come se le navi che soccorrono chi sta per affogare fossero navi da crociera e i migranti, invece che dall’inferno della Libia, fossero partiti da Ibiza. Questo ci riporta a quando i nazisti pagavano le spie che indicavano loro dove trovare le loro vittime, nell’autunno 1943, durante i rastrellamenti gli ebrei nel ghetto di Roma.

Le SS pagavano 5000 lire per ogni uomo da deportare ad Auschwitz, l’equivalente di circa 1.600 euro oggi, e appena 3.000 lire per ogni donna e 1.500 euro per ogni bambino. Salvini non fa distinzioni: multe da 3.500 a 5.500 euro per persona, in media cinque volte quello che i nazisti davano alle spie.

Quello delle SS era un premio ai delatori, quello di Salvini una punizione contro chi salva vite umane ma l’effetto è lo stesso: lasciar morire deliberatamente chi cerca rifugio da guerre, stupri e torture, non è diverso dal mandarlo in un campo di concentramento.

Potremmo elencare qui dieci motivi per cui la bozza di decreto, dietro il suo linguaggio fumoso e ipocrita, è una grossolana violazione della Costituzione, dei trattati internazionali sottoscritti dall’Italia, della carta dell’Onu. Non ce n’è bisogno: è una violazione dei diritti umani che, di fronte al mondo, fa sprofondare l’Italia nella vergogna.

Non inganni l’atteggiamento buontempone dal ministro dell’Interno: le stragi avvengono perché persone mediocri e pavide collaborano. I sei milioni di ebrei uccisi furono rastrellati, trasportati e mandati nelle camere a gas da poliziotti e funzionari “normali”, da impiegati banali della macchina di morte nazista, come scrisse Hannah Arendt.

Fino a ieri era difficile pensare che nella nostra Repubblica democratica si volesse intervenire su una legge fascista, il Testo unico di pubblica sicurezza del 1931, per renderne più dure e più odiose le norme. Oggi è quello che accade: l’intero governo sembra voler procedere su questa via. Presidente Mattarella, Lei ha la responsabilità non solo costituzionale ma prima di tutto morale di ogni decreto legge. Senza la sua firma questo mostruoso tariffario delle vite umane non potrà mai essere varato. Siamo certi che Lei saprà cosa fare.

Lettera al presidente del Consiglio del 10 maggio 2019

Lettera aperta al Presidente del Consiglio, Prof. Giuseppe Conte

Gentile Presidente del Consiglio,

abbiamo apprezzato la Sua decisione di far sbarcare i migranti salvati in mare aperto da una nave della Marina Militare e dalla nave “Mare Jonio”, ora sequestrata. Su quest’ultimo aspetto, Lei ha giustamente sottolineato che le verifiche e le decisioni spettano all’autorità giudiziaria.

Per quanto riguarda le 30 persone a bordo, ora sbarcate e “messe in sicurezza”, come Lei ha dichiarato, ci candidamo ad ospitarle noi a Bologna. Come associazione Famiglie Accoglienti abbiamo esperienza di collaborazione con il Comune di Bologna in questo campo, poiché abbiamo ospitato e ospitiamo dei ragazzi arrivati come minori non accompagnati, ragazzi che studiano e lavorano, una risorsa per il nostro Paese.

Poiché sembra che la preoccupazione di alcuni ministri sia che in Italia i migranti siano non solo “troppi” ma anche “pericolosi” vogliamo sottolineare che le 30 persone della Mare Jonio, tra cui due donne incinte, una bambina di un anno e altri quattro minori non accompagnati, possono difficilmente alterare la situazione dell’ordine pubblico di un Paese che ospita oltre 5 milioni di migranti, per oltre il 98% regolari (secondo le ultime dichiarazioni del ministro degli Interni i “clandestini” sarebbero 90.000 in tutto).

Inoltre, da giurista, Lei ben sa che l’art. 10 della Costituzione prescrive di dare accoglienza agli stranieri che ai quali sia impedito nel loro paese “l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana”, quindi non necessariamente solo a coloro provenienti da un paese in guerra (come, peraltro, è la Libia). Costoro hanno diritto di chiedere asilo nel territorio della Repubblica, si tratta di un diritto costituzionalmente garantito.

In ogni caso, come associazione Famiglie Accoglienti, proponiamo al governo di affidare a noi queste persone, garantendo loro ospitalità e cura per tutto il tempo necessario alla definizione della loro richiesta d’asilo. Confidiamo che la nostra proposta sarà presa in esame e recepita. L’Italia è un paese accogliente che ha saputo e saprà integrare i migranti che hanno rischiato la vita per approdare sulle nostre spiagge.

Associazione Famiglie Accoglienti APS

Comunicato stampa contro il decreto Insicurezza

COMUNICATO STAMPA SUL DECRETO SICUREZZA DELLE FAMIGLIE ACCOGLIENTI dei RAGAZZI RIFUGIATI

“Dovrete espellere anche noi”

Come famiglie che hanno un ragazzo africano o asiatico con loro, siamo indignate e offese dal fatto che il governo abbia posto la fiducia sul Decreto n. 113/2018, bugiardamente definito “Decreto sicurezza” quando in realtà aumenterà il numero di migranti in situazione irregolare e creerà maggiore insicurezza nelle nostre città. Si tratta di un decreto che non avrebbe mai dovuto nascere, poiché non esisteva alcun motivo di “urgenza” per regolare una materia complessa e variegata com’è l’immigrazione: si tratta di un vizio di legittimità costituzionale che non viene sanato dalla conversione in legge attraverso i voti della Camera e del Senato. Inoltre, il decreto è palesemente incostituzionale perché disomogeneo al suo interno, senza parlare della violazione degli obblighi internazionali dell’Italia e dell’articolo 10 della Costituzione dovuta all’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Queste ragioni sono state ignorate dai 336 deputati che hanno votato “sì” alla fiducia ieri, un voto che non aveva altra ragione se non quella di impedire un dibattito parlamentare dal quale sarebbero emerse le crepe all’interno della maggioranza, all’interno della quale è stato effettuato uno scambio tra temi che interessavano il Movimento 5 stelle (la riforma della prescrizione) e materie che interessavano alla Lega (il decreto 113/2018). Uno scandaloso mercimonio su misure che ledono i fondamentali diritti delle persone. Come famiglie accoglienti vi vogliamo dire solo questo: la nostra battaglia non finisce qui. Non metterete in pericolo la vita e la felicità di ragazzi che parlano italiano, lavorano, studiano, vogliono vivere e amare nel nostro paese. Questo decreto è ignobile e noi lo combatteremo in tutte le sedi, dalla Corte Costituzionale fino alla Corte Europea di Strasburgo. Se vorrete cacciare questi preziosi giovani dovrete farlo espellendo anche noi.

Famiglie Accoglienti di Bologna

famiglie.accoglienti.bologna@gmail.com

con Diego Rufillo Passini Stefania Andreotti Giovanni Sean Panettiere Sara Forni Marina Amaduzzi Alessandro Alvisi Ilaria Venturi Francesca Paron Dina Galli Pietro Andriotto Giacomo Rondelli Angelo Dattilo Benito Fusco Anna Salfi Paolo Brighenti Gianni Brandani Fabio Brandani Benedetto Brandani Giacomo Brandani Giovanni Genova Stefano Selleri Elena Braca